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Bandiere al vento

La Bandiera Lombarda

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La Bandiera del Drago

Si hanno sicure tracce di insegne impiegate in area padana - sia pur non sistematicamente o con significati “moderni” - da tribù e gruppi di  combattenti celti: si trattava nella più parte dei casi di riproduzioni di animali totemici innalzate sulle aste. Diffuse dovevano essere le  rappresentazioni del cinghiale (animale sacro a Lug e presente in uno dei più antichi stemmi di Milano), alcune delle quali si sono conservate fino ad oggi. Di particolare interesse era poi la cosiddetta “Bandiera del Drago” costituita  da un drago (generalmente rosso) di stoffa leggera a fauci spalancate che  garriva ed ondeggiava al minimo soffio d’aria. Il drago era uno dei più diffusi animali totemici dei popoli celtici ed è ancora oggi il simbolo del Galles (“Y ddraig coch ddyry cychwvn“ = “Il  drago rosso dà  forza” è il motto di quel paese) e lo si ritrova in Padania sulle insegne viscontee e genovesi; la “Bandiera del Drago” era anche il vessillo di combattimento di Re Artù (figlio di Uther Pendragon) ed un suo affascinante retaggio lo si trova nelle insegne che precedevano molte delle processioni rogatorie dell’area alpina, costituite appunto da draghi di metallo. Dalla Bandiera del Drago può anche  essere fatto derivare l’Orifiamma (o “Montjoie”) usato da Carlo Magno, un vessillo lungo e stretto, a coda di rondine e di color rosso fuoco. Possiamo supporre che anche le nazioni o le strutture politiche che hanno seguito la caduta della dominazione romana dovessero avere delle proprie insegne che in qualche modo ricalcassero quelle più antiche o che fossero riprese da immagini cristiane o romane. Nello storico arazzo di Bayeux, che commemora l’invasione  normanna dell’Inghilterra (1066), gli inglesi inalberano - ad esempio - una  bandiera col drago ed i normanni bandiere con la croce.

Ultimo aggiornamento Giovedì 14 Maggio 2009 22:28 Leggi tutto...
 

La Bandiera ducale

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"E a uno che abbia il nobilissimo sangue dei Visconti, che sia il più degno, viene offerta una bandiera con raffigurata una vipera celeste che inghiotte un Saraceno rosso: questo vessillo va innanzi a tutti; il nostro esercito non s’accampa da nessuna parte se prima non vede la vipera sventolare su un qualche albero. E si dice che questa dignità sia stata concessa alla sua nobilissima parentela per merito della eccellente onestà di un Ottone Visconti, uomo di carattere molto valoroso, e della vittoria che egli ha avuto in una guerra d’oltremare contro i Saraceni."

Queste parole, tradotte liberamente dal “De Magnalibus Urbis Mediolani”, scritto nel 1288 da Bonvesin de la Riva, ci danno una prima descrizione del simbolo forse più storicamente rappresentativo per il territorio dell’Insubria, “il Biscione”.

 Ciò che traspare chiaramente dalle parole di Bonvesin è che il simbolo non sarebbe stato unicamente una insegna araldica gentilizia (nel nostro caso quella della famiglia Visconti), bensì un simbolo offerto dal comune milanese a un membro della schiatta a seguito di imprese compiute da un antenato contro i Saraceni. Questo lo legherebbe ancor più intimamente con il territorio, essendone l’origine non unicamente di pertinenza di una determinata famiglia.

Ultimo aggiornamento Giovedì 14 Maggio 2009 18:18 Leggi tutto...
 



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