La Bandiera del Drago
Si hanno sicure tracce di insegne impiegate in area padana - sia pur non sistematicamente o con significati “moderni” - da tribù e gruppi di combattenti celti: si trattava nella più parte dei casi di riproduzioni di animali totemici innalzate sulle aste. Diffuse dovevano essere le rappresentazioni del cinghiale (animale sacro a Lug e presente in uno dei più antichi stemmi di Milano), alcune delle quali si sono conservate fino ad oggi. Di particolare interesse era poi la cosiddetta “Bandiera del Drago” costituita da un drago (generalmente rosso) di stoffa leggera a fauci spalancate che garriva ed ondeggiava al minimo soffio d’aria.
Il drago era uno dei più diffusi animali totemici dei popoli celtici ed è ancora oggi il simbolo del Galles (“Y ddraig coch ddyry cychwvn“ = “Il drago rosso dà forza” è il motto di quel paese) e lo si ritrova in Padania sulle insegne viscontee e genovesi; la “Bandiera del Drago” era anche il vessillo di combattimento di Re Artù (figlio di Uther Pendragon) ed un suo affascinante retaggio lo si trova nelle insegne che precedevano molte delle processioni rogatorie dell’area alpina, costituite appunto da draghi di metallo. Dalla Bandiera del Drago può anche essere fatto derivare l’Orifiamma (o “Montjoie”) usato da Carlo Magno, un vessillo lungo e stretto, a coda di rondine e di color rosso fuoco. Possiamo supporre che anche le nazioni o le strutture politiche che hanno seguito la caduta della dominazione romana dovessero avere delle proprie insegne che in qualche modo ricalcassero quelle più antiche o che fossero riprese da immagini cristiane o romane. Nello storico arazzo di Bayeux, che commemora l’invasione normanna dell’Inghilterra (1066), gli inglesi inalberano - ad esempio - una bandiera col drago ed i normanni bandiere con la croce.
La Bandiera di San Giorgio
E’ sicuramente l’epoca delle crociate che determina la nascita delle bandiere intese in senso moderno. A questa evoluzione non è certo estraneo il contatto con la cultura islamica che aveva già elaborato un suo codice araldico definito per significati (bandiere “ideologiche”) e per modalità d’uso (ad esempio l’attacco laterale dei vessilli ad un’asta). Le guerre per la liberazione della Terra Santa spiegano la particolare diffusione (anche nell’area padana) di insegne “crociate”, i cui caratteri grafici hanno indubbiamente avuto origine dal gesto simbolico di “prendere la croce” per iniziare l’impresa e dall’abitudine di evidenziare tale atto appuntandosi o dipingendosi sull’abito (i signa super vestes da sempre portati dai pellegrini), sul mantello o sullo scudo una croce. L’idea costituisce un evidente richiamo alla tradizione dell’apposizione della croce sui labari delle proprie legioni da parte di Costantino nel 312 in seguito all’apparizione in cielo di una croce fiammeggiante con la scritta “In hoc signo vinces”. Ad essa fa da naturale completamento la tradizione dell’apparizione alle armate cristiane impegnate nella battaglia di Antiochia (1098) di San Giorgio e di schiere di angeli precedute da vessilli con croce rossa in campo bianco. Jacopo da Varagine lo chiama “salutifero e trionfale vessillo della vera croce”. Le forme più diffuse delle insegne usate, erano rappresentate dalle croci attraversanti rosse in campo bianco (dette di San Giorgio e che qualche autore identifica con il Vexillum Sancti Petri) e quelle bianche in campo rosso.Altre forme (croci di Sant’Andrea, patenti, ricrociate, biforcate, ecc.) e diversi accostamenti di colori erano impiegati ma le combinazioni di bianco e di rosso restavano le più comuni e popolari. Al loro successo contribuiva sicuramente il semplice fascino del bicromatismo ma non era certo estranea la forte carica simbolica dei due colori le cui radici affondano nel lontano passato precristiano in cui si continuava ad alimentare la cultura europea dell’epoca. In tempi più recenti i due colori erano stati presi anche a simbolo dei nobili (rosso) e del popolo (bianco) e le loro varie combinazioni rappresentavano spesso l’accordo fra i due ceti sociali su cui si fondavano le istituzioni comunali. Scarse ed incerte sono le documentazioni iconografiche sull’uso delle bandiere crociate: sicuramente sono stati effettuati tentativi per cercare di distinguere i vari gruppi nazionali che partecipavano alle crociate. differenziando le loro insegne con colori diversi, con iniziative improvvisate ma anche con tentativi coordinati e riconosciuti. La croce rossa in campo bianco è stata ufficialmente adottata dai francesi con un accordo del 13 gennaio 1188 fra Filippo Augusto, Enrico II d’Inghilterra (che si attribuiva una croce bianca in campo rosso) ed il conte Filippo di Fiandra (croce verde in campo bianco). Negli anni successivi, l’accordo non sembra aver costituito un sicuro riferimento e pian piano è invalso l’uso di fregiarsi della croce rossa in campo bianco da parte di tutti i crociati che non avevano il diritto di portare i colori propri o del proprio signore, in virù dell’enorme popolarità gradualmente assunta da San Giorgio cui quella croce era associata. In particolare il Santo sarebbe apparso ai crociati durante la già citata battaglia di Antiochia, nel 1089: rivestito di una bianca armatura su cui risplendeva, rossa, la croce, aveva ordinato loro di seguirlo senza timore verso la vittoria. Nel 1277 è l’Inghilterra che torna ad appropriarsi della croce rossa (nel 1375 la Francia prende la croce bianca in campo prima rosso e poi azzurro) e nel 1348 ufficializza il proprio legame con il Santo proclamandolo proprio patrono. Nel complesso mondo delle Crociate, i Lombardi sembrano aver sempre giocato un ruolo ampiamente autonomo che aveva un suo risvolto araldico nell’impiego continuativo della croce di San Giorgio come proprio segno distintivo al di fuori dagli accordi di cui si è fatto cenno. Fin dal primo giorno dell’impresa, essi si sono sempre fregiati di una croce rossa, sugli stendardi e sul petto, che aveva forse addirittura radici longobarde. Il campo bianco si è forse venuto imponendo subito di seguito, derivato dalle candide casacche con cui i combattenti ricoprivano le armature metalliche per ripararsi dal forte sole della Terra Santa ed è stato istituzionalizzato dalla norma araldica che vuole il “colore” rosso sovrapposto solo ad un “metallo” (oro o argento, che vengono in araldica convenzionalmente rappresentati rispettivamente dal giallo e dal bianco). E’ infatti uno stendardo con la Croce di San Giorgio quello che i valorosi combattenti lombardi guidati da Giovanni da Rho hanno piantato sulle mura di Gerusalemme su cui sono stati i primi a salire durante la crociata del 1096. L’accostamento fra il bianco ed il rosso è risultato particolarmente gradito anche per la sua grande diffusione negli stemmi della varie città lombarde ed in particolare in quello di Milano, dove, dalla formazione del Comune avvenuta nel 1045 per mezzo della pacificazione dei due ordini cittadini, il bianco rappresentava il popolo ed il rosso la nobiltà. Era questa una simbologia cromatica che si può ritrovare in numerose altre città e di cui si è già detto. Forse a Milano l’uso della Croce di San Giorgio era ancora più antico se si deve dare credito alla tradizione secondo la quale tale simbolo sarebbe stato dato come stendardo della città da Papa Gelasio I, nell’autunno dell’anno 489, a tale Alione Visconti, maestro di campo generale dell’esercito milanese, che combatteva contro Teodorico, re degli Ostrogoti. E’ una interpretazione che, pur largamente discutibile sul piano storico, la dice però lunga sull’antichità dell’uso dello stendardo di San Giorgio nella capitale lombarda. La bandiera di San Giorgio deve sicuramente il suo successo - oltre che alla semplicità ed immediatezza della sua forma - al legame con il Santo ed alla sua popolarità soprattutto nei paesi di substrato celtico: secondo alcune interpretazioni infatti, San Giorgio (che non ha sicuri riscontri storici al di là di quanto descritto nella Leggenda Aurea sulle sue imprese e sul suo martirio a Lyddha e che, perciò, è stato un po’ frettolosamente cancellato dai calendari nel 1970) sarebbe la riproposizione in chiave cristiana di divinità solari germaniche (Wotan), celtiche (Taranis) o di Mithra. Secondo lo studioso inglese Harold Bayley, il nome del Santo deriverebbe da Ge (terra) e urge (stimolare). Il Santo sarebbe cioè la personificazione della necessità di stimolare e regolare il potere delle forze telluriche simbolizzate dal drago. San Giorgio e l’Arcangelo Michele (associati a Castore e Polluce e, qualche volta confusi nei tratti) sono diventati per tutto il medioevo il simbolo della lotta cavalleresca del Bene contro il Male, della luce contro le tenebre. Le loro figure, come quelle degli altri “santi militari”, erano molto popolari soprattutto fra i cavalieri: i longobardi usavano “giurare fedeltà” all’effigie dell’Arcangelo prima di ogni battaglia. Una diffusa leggenda vuole che il Cristo trionfi sull’Anticristo e lo uccida proprio davanti la basilica di San Giorgio a Lyddha elevando così il Santo al ruolo di Alter Christus. Piuttosto intrigante è anche il legame simbolico ed iconografico del Santo con il drago che trova una sua riproposizione nella continuità araldica fra le Bandiere del Drago e di San Giorgio in alcune nazioni di area celtica come l’Inghilterra e la Lombardia.
Il Carroccio
Inevitabilmente le insegne crociate usate in Terra Santa hanno finito per contrassegnare le varie entità politiche che hanno preso parte alle imprese anche nelle proprie aree di origine cosi città e Stati hanno in questo periodo istituzionalizzato simboli e bandiere che le crociate avevano formato o consolidato. L’Europa si riempie di bandiere, gonfaloni, stendardi che formano la base per tutta l’araldica dei secoli successivi. Molti dei segni sono la riproposizione su bandiere araldiche di scudi nobiliari caricati di segni acquisiti nelle avventure mediorientali o di origine più antica: a questo proposito è interessante notare come nei paesi di più accentuata tradizione celtica permangano figurazioni caratteristiche di quella cultura quali leoni, draghi e orsi, mentre in quelli di civiltà germanica prevalgano le rappresentazioni di aquile. L’aquila, forse derivata da quella romana, diventa il simbolo dell’Impero Romano Germanico che l’affianca sempre più spesso alla sua bandiera di guerra costituita da una croce attraversante bianca in campo rosso, detta Blutfahne, “vessillo sanguinoso”. Le croci sono diffuse un poco ovunque ma con una strana prevalenza nell’area compresa fra il Rodano e l’Istria, in quella che viene definita la “Fascia delle croci”. La pianura padana si trova al centro di questa fascia e costituisce l’area geografica e culturale di maggiore concentrazione di tale segno araldico che viene adottato da uno stupefacente numero di città. Qui, su 200 città storiche principali, ben 56 hanno nel proprio blasone una croce 22 croci di San Giorgio e 20 sono derivate dal vessillo imperiale. Queste presenze si accentuano se si prendono in esame solo i 50 attuali capoluoghi di provincia, dei quali 22 hanno croci di cui 9 rosse in campo bianco e 9 bianche in campo rosso. Un altro interessante elemento iconografico è rappresentato dall’uso del bianco e del rosso, variamente accostati, che interessa un numero incredibile di scudi di città storiche (88 su 200). Elemento determinante nella costruzione di molti degli emblemi cittadini e nella conseguente definizione della bandiera della Lombardia sono state le lotte comunali contro il Barbarossa. Delle 33 città coinvolte nelle varie edizioni della Lega Lombarda e dotate di simboli propri, 24 hanno vessilli crociati, di cui 10 vessilli di San Giorgio. Non si hanno notizie sicure circa l’adozione di una “bandiera ufficiale” da parte della Lega. Sono state quasi certamente usate con una certa frequenza sia l’aquila imperiale con il capo “rivoltato” a sinistra (detta anche “aquila guelfa”, in contrapposizione a quella imperiale rivolta alla propria destra - così come appare in un sigillo del 1173), che la Croce di San Giorgio. Una diffusissima tradizione vuole che quest’ultima si trovasse sul pennone del carroccio nella battaglia di Legnano (29 maggio 1176), sotto forma di stendardo verticale di foggia analoga a quelli in uso nel mondo germanico. I suoi caratteri sono sicuramente variati nel tempo: nel 1038 - secondo il cronista milanese Arnolfo - sul carroccio della città (ideato dal vescovo-conte Ariberto per celebrare messa nelle campagne, su imitazione delle macchine di guerra usate in oriente dai frati mendicanti) c’erano solo due strisce di velo candidissimo. In seguito sono sicuramente comparsi sia lo stendardo cittadino raffigurante Sant’Ambrogio benedicente che la bandiera rosso-crociata. A provare la presenza di quest’ultima sul carroccio (di cui ha finito per prendere il nome) vengono le cronache di Fra Bonvesìn de la Riva che nomina un vessillo bianco alla croce rossa, di Ottone Morena che descrive un “grandissimo gonfalone bianco con in mezzo una croce rossa” c’è una ininterrotta tradizione popolare che ha trovato la propria sublimazione nella letteratura ottocentesca. Prova documentaria del suo impiego viene fornita da un fregio litico posto sulla milanese Porta Romana, costruita nel 1171, (firmato da “Anselmo e Gerardo” ed ora conservato al museo del Castello) che raffigura il solenne rientro dei milanesi in città nel 1167, dopo la distruzione del 1162 ad opera del Barbarossa, preceduti da un vessillo con croce patente. Non si conosce il motivo dell’impiego della bandiera di San Giorgio come segno comune da parte della Lega. Si può solo ipotizzare che essa fosse già predominante fra le bandiere delle città associate, o che derivasse dal simbolo di Milano che era la città più importante, che avesse a che fare con l’appoggio papale (significativamente, Alessandria fondata dalla Lega ed intitolata al papa Alessandro III, ha per stemma la croce di San Giorgio) o che debba la sua scelta all’essere distinguibile (e contraria) al vessillo di guerra imperiale. E’ a proposito di quest’ultima possibilità abbastanza interessante notare come buona parte delle città che sono state alleate del Barbarossa (Como, Pavia. Novara, Asti) abbiano (o abbiano conservato) vessilli simili alla Blutfahne o vessillo sanguinolentum imperiale. Questo giustificherebbe una teoria araldica recente, sostenuta anche dal Manaresi, secondo cui Guelfi e Ghibellini si sarebbero distinti anche proprio per i colori invertiti sugli stendardi crociati. Molto probabilmente per le ragioni della scelta vanno attribuite alla coincidenza di più d’una, se non di tutte, le ipotesi citate. In ogni caso da allora la Croce di San Giorgio, detta anche Carroccio, è diventata il segno distintivo della Lega Lombarda e della Lombardia. La bandiera lombarda è ampiamente diffusa in tutta l’Europa centro-occidentale. Essa è anche la bandiera dell’Inghilterra (e come tale fa parte dell’Union Jack), di Guernsey e della Sardegna, è la bandiera di molte città europee come Barcellona e Londra ed è presente (citata da alcuni testi come “Croce Milanese”) anche nei blasoni dei Lander della Renania-Palatinato e della Saar. Essa risulta essere la più antica bandiera nazionale ancora in uso nel mondo: è infatti del 1249 il primo Impiego “ufficiale” della bandiera inglese e del 1176 l’uso del Carroccio alla battaglia di Legnano.
Bandiera di Resurrezione
La bandiera di San Giorgio è detta anche Bandiera di perchè stata da sempre usata nelle rappresentazioni iconografiche della Resurrezione di Cristo, riproponendo - anche a livello iconografico l’identità simbolica già descritta fra il Redentore ed il Santo. In questa sua veste, essa si trova ad essere stata raffigurata numerose volte nel corso di diversi secoli con una costante ricorrenza che ne fa un importante elemento di indagine per lo studio delle sue proporzioni e per la loro evoluzione nel tempo e nelle diverse aree culturali. In alcuni casi (il più noto è la “Carità di San Francesco” del Sassetta) essa viene anche utilizzata per rappresentare la città celeste.
Dimensioni e proporzioni
La croce veniva all’inizio rappresentata più spesso verticalmente sugli scudi e nei gonfaloni tipo Carroccio. Solo in epoche più recenti essa è stata usata orizzontalmente soprattutto per esigenze navali. Indicazioni sulle dimensioni e sulle proporzioni della bandiera possono venire per analogia dal confronto con le bandiere europee più antiche tuttora in uso o analizzando le sue rappresentazioni iconografiche. Il primo e principale riferimento può essere dedotto dalla bandiera inglese che ha precise descrizioni codificate dalla consuetudine. Altre indicazioni utili possono essere ricavate dal confronto con le fattezze dei più importanti vessilli nazionali: è interessante notare come tutte le bandiere moderne rivoluzionarie (nate dalla rivoluzione francese e/o impiegate negli ex paesi socialisti) abbiano proporzioni analoghe (2 a 3 o simili), mentre quasi tutte quelle più antiche o da esse derivate abbiano proporzioni più allungate (Venezia, Gran Bretagna, Irlanda, ecc.) o più tozze (Svizzera). La Croce di San Giorgio è sempre attraversante e “centrale”: non è perciò applicabile alla bandiera lombarda il disassamento orizzontale caratteristico delle bandiere scandinave per la tipicità geografica di tale espediente e per la sua evidente derivazione dall’abitudine marinara di applicare code alla bandiera. Indicazioni sulla consistenza grafica dei bracci della croce si possono ricavare anche dall’esame di alcune delle più note raffigurazioni artistiche della Resurrezione. Tali rappresentazioni non possono ovviamente avere alcun valore araldico storico ma solo documentario di tendenze iconografiche. Ogni artista sembra aver seguito propri impulsi estetici che non possono però essere stati estranei ai più condivisi canoni rappresentativi dell’epoca e del contesto culturale in cui operavano. In generale fra gli artisti più antichi e fra quelli di scuola germanica sembra prevalere una tendenza a rappresentare la croce con bracci più sottili. Tutte queste considerazioni possono portare ad alcune indicazioni circa la codificazione delle proporzioni della bandiera lombarda. Senza arrivare agli eccessi inglesi che sono estranei alla nostra tradizione araldica, questa dovrebbe sicuramente avere proporzioni più allungate della maggior parte delle bandiere. moderne: il rapporto di 3 (altezza) per 5 (lunghezza) sembra essere il più appropriato. Lo spessore dei bracci potrebbe essere di un decimo della larghezza della bandiera. Del tutto appropriato con la tradizione araldica padana potrebbe essere l’uso di code il cui impiego si trova documentato sia negli stendardi verticali - tipo Carroccio - da cui deriva, che nelle più antiche rappresentazioni iconografiche di vessilli






