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Home Bandiere al vento La Bandiera ducale

La Bandiera ducale

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"E a uno che abbia il nobilissimo sangue dei Visconti, che sia il più degno, viene offerta una bandiera con raffigurata una vipera celeste che inghiotte un Saraceno rosso: questo vessillo va innanzi a tutti; il nostro esercito non s’accampa da nessuna parte se prima non vede la vipera sventolare su un qualche albero. E si dice che questa dignità sia stata concessa alla sua nobilissima parentela per merito della eccellente onestà di un Ottone Visconti, uomo di carattere molto valoroso, e della vittoria che egli ha avuto in una guerra d’oltremare contro i Saraceni."

Queste parole, tradotte liberamente dal “De Magnalibus Urbis Mediolani”, scritto nel 1288 da Bonvesin de la Riva, ci danno una prima descrizione del simbolo forse più storicamente rappresentativo per il territorio dell’Insubria, “il Biscione”.

 Ciò che traspare chiaramente dalle parole di Bonvesin è che il simbolo non sarebbe stato unicamente una insegna araldica gentilizia (nel nostro caso quella della famiglia Visconti), bensì un simbolo offerto dal comune milanese a un membro della schiatta a seguito di imprese compiute da un antenato contro i Saraceni. Questo lo legherebbe ancor più intimamente con il territorio, essendone l’origine non unicamente di pertinenza di una determinata famiglia.

Il E’ verosimile quindi che l’insegna sia stata data come segno augurale al viceconte Ottone, luogotenente di Giovanni da Rho, comandante delle milizie lombarde, alla partenza per la prima crociata. Dopo la vittoria conseguita nella crociata e dopo che proprio i Lombardi salirono per primi sulle mura di Gerusalemme (Giovanni da Rho fu il primo a piantare la bandiera crociata sugli spalti), niente poteva meglio rappresentare la vittoria se non una vipera nell’atto di inghiottire un Saraceno, ovverosia, simbolicamente, il Lombardo che sconfigge l’infedele.

 A lato di questa teoria, esposta dal Galli, esistono poi le numerose leggende fiorite attraverso i secoli, non per questo meno interessanti e sicuramente più legate alla tradizione popolare ed al sostrato celtico e germanico della popolazione lombarda.



Forse la più antica è quella che vorrebbe la comparsa di un terribile drago che faceva strage d’innocenti poco dopo la morte di Sant’Ambrogio. Il drago sarebbe in seguito stato sconfitto mentre era nell’atto di divorare un bambino da Uberto Visconti, il quale ne adottò l’immagine nelle proprie insegne. Anche qui bisognerebbe ricorrere alla simbologia per spiegare la leggenda: non è forse il drago il simbolico ritorno all’antica religione dopo la morte di un grande campione della cristianità (Sant’Ambrogio) e la sua seguente sconfitta un finale prevalere del cristianesimo attraverso la figura di Uberto Visconti che, tuttavia, non sconfessa le sue stesse origini adottando come insegna il simbolo stesso dell’antico credo?

Un’altra leggenda si collega più alla tradizione longobarda e quindi germanica. Durante una tregua nei combattimenti, il re dei Longobardi Desiderio si addormenta in un prato ed è allora che una vipera gli si attorciglia alla testa. Dopo un po’ la serpe striscia via, senza fare alcun danno. Il re, accortosi del prodigio, decide di adottare la vipera come proprio stemma: essa, quindi, attraverso di lui, viene tramandata alla città di Milano ed ai Visconti, che si considerano suoi diretti discendenti.

Similare la tradizione che vorrebbe che ad Azzone Visconti, coricatosi durante una pausa mentre combatteva i Fiorentini nella battaglia di Altopascio, una vipera sia entrata nell’elmo che aveva posto al suo lato. Levatosi, si sarebbe infilato l’elmo e la vipera ne sarebbe uscita senza morderlo. Fu allora che avrebbe deciso di rappresentarla nelle sue armi per ricordare l’evento.

Ritornando al periodo delle crociate, non dobbiamo dimenticare poi la leggenda secondo cui Ottone Visconti avrebbe vinto l’insegna ad un saraceno di nome Voluce durante uno scontro vittorioso; e nemmeno quella, precedente, secondo la quale suo padre, Eriprando, l’avrebbe vinta ad un barone bavarese durante l’assedio di Milano del 1037.

Dove finisca la leggenda e cominci la verità non sta a noi dirlo e, in ogni caso, le leggende sono molto più affascinanti della realtà. E’ comunque indiscutibile che il simbolo affondi le sue radici nella notte dei tempi e in un contesto ben più vasto della storia di una singola famiglia. Come è altresì indiscutibile che la sua collocazione geografica vada ben al di là delle ristrette mura della città di Milano, abbracciando tutti i territori del vecchio Ducato di Milano (Canton Ticino compreso, dove è ancora lo stemma araldico della città di Bellinzona, blasonato “di rosso al biscione d’argento”). Ed è proprio della Signoria prima e del Ducato di Milano poi che ne diventerà simbolo e bandiera.

 Il 5 settembre 1395 Gian Galeazzo Visconti viene elevato al rango di Duca da Venceslao, imperatore del Sacro Romano Impero Germanico, e così tutti i suoi possedimenti. Sarà il primo fra tutti i principi della Padania a diventare Duca e per il suo Ducato sceglierà come vessillo il glorioso simbolo della vipera azzurra, il drago di celtica memoria, diventato “il Biscione” nella fantasia popolare. E dato che l’investitura gli veniva dall’imperatore del Sacro Romano Impeto Germanico, il vessillo verrà inquartato con il simbolo stesso della nazione germanica: l’aquila imperiale nera in campo d’oro. Il vessillo assume quindi la sua versione definitiva: “inquartato, nel primo d’oro all’aquila di nero, nel secondo d’argento alla vipera d’azzurro ondeggiante in palo ingolante un fanciullo di carnagione, nel terzo d’argento alla vipera d’azzurro ondeggiante in palo ingolante un fanciullo di carnagione, nel quarto d’oro all’aquila di nero”.

Gian Galeazzo comincerà con una politica di conquiste e alleanze che, dal nucleo originale del Ducato di Milano (il territorio compreso fra l’Adda e il Ticino, l’Insubria più propriamente detta) porterà il vessillo ducale a sventolare su tutti i territori che vanno dal Sesia fino a Venezia e dal Gottardo a quasi tutto il centro Italia, eccetto i possedimenti di Firenze. “La vipera che il Melanese accampa” come scrive Dante nel “Purgatorio”, diventa il simbolo di uno stato forte che incute timore nei suoi vicini. Quando Francesco Sforza nel 1450 succede ai Visconti come Duca di Milano non esita ad abbandonare il suo scudo araldico (“d’azzurro al leone naturale tenente un ramo di cotogno verde”) per assumere quello ben più prestigioso, e ormai simbolo di uno stato, che è ”l’inquartato dell’Impero e dei Visconti”.

Nel 1500, con Ludovico il Moro al potere, a seguito di errori e sfortune il Ducato è invaso dai Francesi e perde la sua indipendenza. Gli Svizzeri occupano tutto il Ticino e vi rimangono. Il Ducato, pur avendo perduto la sua indipendenza, permane come entità statale e con esso “l’inquartato dell’Impero e dei Visconti” come sua bandiera. Ai Francesi succederanno gli Spagnoli e nel 1700, morto l’ultimo Asburgo di Spagna, a seguito delle guerre di successione il Ducato passera all’Austria. Tutti questi dominatori stranieri si fregeranno nelle loro armi dei simboli del Ducato di Milano. Il territorio, a questo punto, è notevolmente ridimensionato ed è ridotto al suo nucleo originario, l’Insubria. Con la calata di Napoleone, nel 1796, si chiude il capitolo del Ducato. Quando torneranno gli Austriaci, nel 1815, esso verrà trasformato in Regno Lombardo-Veneto e ne verrà mutato anche il vessillo, pur permanendo “il Biscione” a rappresentare la terra lombarda, stavolta però inquartato con lo storico vessillo veneto del Leone di San Marco ed incoronato dalla Corona Ferrea.

Ultimo aggiornamento Giovedì 14 Maggio 2009 18:18  

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